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IL PARADOSSO CATTOLICO DEL PECCATO

 

IL PARADOSSO CATTOLICO DEL PECCATO

 

Lucio Demetrio Regazzo

 

 

 

 

     La professione che esercito da tempo come psicoterapeuta mi ha messo di fronte a numerose persone che presentavano i più svariati problemi: ognuna di queste persone ed ognuno di questi problemi hanno provocato in me delle riflessioni.

     Una riflessione, o meglio la riflessione che è motivo di questo breve scritto, è nata dalla ripetuta constatazione che lo scatenamento di alcuni disturbi nevrotici coincideva con l’abbandono razionale da parte del cattolico dei propri schemi culturali-religiosi.

     Avvertivo come la religione possedesse una propria forza patogenetica. Essa risiedeva nella proprietà di legare ad una situazione paradossale che si distaccava da un modo-di-essere nel mondo cattolico. Mi sembrava che l’uomo divenisse, qui, vittima di alcuni rituali, quali il peccato, la confessione e la penitenza (espiazione che ridona purezza all’anima). Questa riflessione mi ha portato infine ad evidenziare un paradosso che ritengo implicito alla religione cattolica: il paradosso del peccato.

 

1.  L’acculturamento repressivo della religione

 

     Il pensiero religioso cattolico può essere considerato, alla sua nascita, una pura espressione filosofica*. Esso proponeva un modello di vita basandosi su principi etici e speculativi, sulla stessa linea di altri movimenti filosofici, quali l’epicureismo, il positivismo, l’esistenzialismo. È con i padri della chiesa, che si va via via trasformando, cristallizzandosi in un vero modello culturale che si

 

 

 

 

* Baso la differenza tra espressione filosofica ed istituzione culturale sull’esistenza di normative. La prima è priva di leggi tali da codificare il comportamento di un gruppo. La seconda ha una propria legislazione che prevede trasgressioni e sanzioni.

 

insinua in molte società, scalzando o perlomeno snaturando la cultura originaria delle stesse.

     In questo modo, con il cattolicesimo si sono venute a formare società con propri ordinamenti che si sovrapponevano a quelli della società originaria e spesso li contraddicevano. Tertulliano, ad esempio, discuteva sulla proibizione ai credenti di entrare nell’esercito; Taziano Siriaco imponeva addirittura ai cristiani la rinuncia al matrimonio.

     Forse questo è uno dei motivi per cui in epoca romana il cristianesimo è stato oggetto di persecuzioni ed è stato visto come una filosofia contraria alla patria.

     Un esempio attuale del processo di annidamento delle leggi cristiane in contrapposizione alle leggi dei gruppi è rappresentato dal fenomeno della evangelizzazione sostenuta dai professionisti della fede religiosa e della comunicazione che identifichiamo nei missionari. Al di là di tale esempio, si constata che nelle attuali società occidentali la religione cattolica mantiene la propria forza patogenetica: ciò in virtù di un processo di acculturamento indotto nell’individuo fin dalla sua nascita. Pur nella sua banalità la frase: “Io lo battezzo quando sarà grande deciderà” è esplicativa di una abitudine esistenziale particolarmente pertinace e dannosa. È impensabile infatti che un individuo educato in un particolare contesto culturale se ne possa distaccare in modo indolore: egli deve pagare dei costi e solo questi costi che ora cercherò di evidenziare.

 

     Il rigorismo della chiesa occidentale trova le sue origini nell’atteggiamento repressivo del secondo e terzo secolo d.C. con i padri della chiesa. In questo periodo domina la tendenza ad un estremistico rigorismo anti-istintuale che non tiene conto di alcuna eccezione individuale e che predica una rigida osservanza di norme clericali che niente hanno a vedere con la filosofia di Cristo e con il nuovo Testamento. Il già citato Taziano Siriaco imponeva ai cristiani la rinuncia al matrimonio, l’astinenza dalla carne e dal vino. Tutto questo per accedere alla salvezza eterna. È con Taziano che “la chiesa cattolica d’occidente inizia il modo giuridico nella sistemazione dei principi morali….”.

     Nel corso della storia la chiesa assunse un atteggiamento più equilibrato nei confronti del rigorismo morale; ma anche oggi le norme cattoliche rifiutano l’istintualità dell’uomo come naturale ed interiore.

 

     Vorremmo passare ora in rassegna alcune norme cattoliche che consideriamo patogenetiche:

 

Matrimonio e monogamia

 

     Già nel secondo e primo secolo a.C. esisteva il matrimonio monogamico. Nelle società pagane, però, questo non era determinato da alcuna norma scritta, bensì da una legge economica derivante dal fatto che l’uomo doveva pagare la propria moglie. In quell’epoca a Roma viveva una popolazione di circa 100.000 abitanti di cui 70.000 erano schiavi. È per questi 70.000 che soprattutto esisteva la monogamia: i ricchi avevano più mogli o concubine. Ed è  infatti con la chiesa che si perviene alla codificazione del matrimonio indissolubile e monogamico, Ut. 5, 31-32. Fu detto “chiunque ripudia la propria moglie, deve darle il documento del ripudio” ma io vi dico “Chiunque ripudia la propria moglie, fuori dal caso di concubinato*, fa che essa diventi adultera, e chiunque sposa la ripudiata, commette adulterio”.

 

Istinti parziali ed aggressività

 

     Se, attraverso la codificazione del matrimonio monogamico, la chiesa si rende promotrice di una forte espressione genitale, essa non si dimostra tollerante nei confronti di istinti parziali:

     Geronzio afferma: “Molti, tentati da desideri carnali, anche se non si accostano ad alcun corpo peccano con la mente. Anche se custodiscono vergine il corpo, nell’animo sono fornicatori”.

     È chiara, in questa proposizione, la condanna alla masturbazione e alla fantasia sessuale*.

     Antonio il Grande (25-350 d.C.) condanna tre moti corporei: uno

 

 

 

 

* Il concubinato era ancora permesso.

* La sessuologia considera la masturbazione un aiuto per superare inibizioni sessuali.

che viene dalla natura, uno che viene dai cibi presi senza discrezione e il terzo dai demoni.

     È chiara qui l’allusione alla peccaminosità dell’istinto orale considerato nella sua funzione di nutrimento.

     Tertulliano discute sulla proibizione ai credenti di entrare nell’esercito. Questo perché ogni espressione dell’istinto aggressivo viene condannata.

     Il quadro generale è rappresentato da una forte repressione della istintualità in tutte le sue forme e manifestazioni.. L’istintualità per la chiesa è il muro che divide il cristiano dal pagano: viene condannata in ogni caso sia essa piacere della tavola, espressione aggressiva o soddisfazione sessuale.

 

2. Il ribaltamento dei tabù e il paradosso del peccato

 

     In ogni società esiste la tendenza ad istituzionalizzare il rovesciamento occasionale dei tabù. Generalmente questo avviene per mezzo dei riti di rovesciamento che coincidono con eventi eccezionali o con cerimonie particolari. In queste occasioni gli appartenenti ad una determinata cultura possono compiere azioni contrarie alle norme culturali senza essere puniti e senza commettere colpa. Lo scopo di tale regola di “trasgressione” è di dare sollievo alla tensioni e di rendere meno nevrotizzante la repressione prodotta dalle leggi. Vi è una parziale espressione del represso. Nel periodo dell’impero romano, ad esempio,era permesso agli schiavi l’offesa nei confronti dei padroni durante i saturnali. Ancora, in alcune società, rapporti sessuali normalmente proibiti, vengono accettati in particolari occasioni.

     Anche il cattolicesimo permette l’infrazione delle sue leggi ma continua a definire il comportamento deviante come fonte di colpa. Lo scopo è il medesimo: rendere accettabile la tensione determinata dalle leggi, dall’autorità, dalla repressione.

     Cambiano i meccanismi. Nel cristianesimo il tabù non viene rovesciato attraverso la codificazione di un momento in cui niente è colpa, ma attraverso l’invenzione del demonio, della confessione e della penitenza. Con il demonio viene sottolineata la peccaminosità del comportamento, ma lo stesso viene riportato ad una causa esterna. Il cattolico è responsabile del proprio peccato solo come vittima di una forza esterna tentatrice rappresentata dal demonio. Non esiste la tensione interiore. La confessione e la penitenza servono a riportare l’individuo nella “legalità culturale” rappresentando una forma di espiazione. Tutto questo è dissociativo e paradossale. È dissociativo perché il bambino prima e l’adulto dopo vengono addestrati ad identificare una tensione interna come determinata da contingenze che lo trascendono. Non è un bisogno interno che spinge ad esprimere l’aggressività e la sessualità; è una debolezza nei confronti del demonio. È paradossale perché la stessa istituzione che impedisce la espressione di alcuni contenuti umani nel contempo la permette attraverso un riconoscimento di colpa ed una espiazione (confessione e penitenza).

 

3. Situazione dissociativa determinata dal cristianesimo

 

     Abbiamo visto che in questo modello culturale l’individuo non è un soggetto che compie scientemente un’azione deviante, è solo l’oggetto debole di una tentazione. Così, il rito del ribaltamento dei tabù diventa un vero evento dissociativo. L’immagine del demonio costituisce infatti il risultato di una proiezione della istintualità.

     La situazione dell’individuo adulto cattolico può essere definita in alcuni punti schematici:

 

1. vive in una cultura che esercita una forte repressione sessuale ed 

    istintuale e che non riconosce delle esigenze naturali ed interiori.

 

2. Quando rompe la repressione pecca. Pecca cedendo ad una forza

    esterna rappresentata dal demonio.

 

3. La rottura della repressione, quindi, pur essendo culturalmente

    prevista è peccaminosa. In questo senso determina senso di colpa e

    la conseguente esigenza della confessione. La confessione rappre-

   senta l’unica scappatoia indolore per il cattolico.

 

     Può accadere però che un accrescimento culturale induca il cattolico a capire quanto sia connaturata all’uomo l’espressione istintuale. Ma questa presa di coscienza razionale difficilmente è sufficiente a far superare sentimenti negativi e paure che continuano a definire l’istintualità come peccaminosa. La rottura con la morale cattolica può, in tal modo, esplodere in una situazione dissociativa dell’Io. Il soggetto ancora vittima del condizionamento culturale del peccato, è ora privo dell’alibi del demonio e dell’effetto catartico della confessione. Ora il demonio è in lui e si fa pressante il meccanismo difensivo della dissociazione. La rappresentazione del demonio, non è altro infatti che una dissociazione psichica, codificata dalla cultura cattolica, condivisa da tutti i suoi membri e per questo non patologica. Nel momento in cui la rappresentazione del demonio viene rifiutata, diventa possibile, proprio per questa tendenza dissociativa incoraggiata dal cattolicesimo, una dissociazione non più sancita culturalmente e quindi patologica.

     In altri termini, uscendo dagli schemi cattolici con il retaggio della istintualità vissuta negativamente il soggetto non può più demandare al demonio le proprie debolezze, deve assumere la responsabilità e non può più riordinare “l’animo” con la penitenza.

     Paradossalmente la cultura che ha determinato la repressione dell’istintualità fornisce i mezzi per trasgredirla e pone le basi perché chiunque la viva liberamente al di fuori della religione corra il rischio della dissociazione non potendo più contare sui falsi cattolici del peccato, della confessione e della penitenza.

 

27/10/2013 commenti (0)

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