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DALL’ALBA AL TRAMONTO

Che cos'è, dunque,   l'uomo? noi l'abbiamo conosciuto come forse nessun'altra generazione   precedente; l'abbiamo conosciuto nel campo di concentramento, in un luogo   ..............(V- Frankl)

DALL’ALBA AL TRAMONTO

 

Lucio Demetrio Regazzo

 

 

 

 

 

 

           

                   
     
     

(Homo patiens. Soffrire con       dignità)

     
     

    Che cos'è, dunque,   l'uomo? noi l'abbiamo conosciuto come forse nessun'altra generazione   precedente; l'abbiamo conosciuto nel campo di concentramento, in un luogo   dove veniva perduto tutto ciò che si possedeva: denaro potere, fama,   felicità; un luogo dove restava non ciò che l'uomo può "avere", ma   ciò che l'uomo deve essere; un luogo dove restava unicamente l'uomo nella sua   essenza, consumato dal dolore e purificato dalla sofferenza. Cos'è, dunque,   l'uomo? domandiamocelo ancora. È un essere che decide sempre ciò che è.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

Una giornata, una vita: scatole vuote che aspirano alla speranza e al riempimento: pena una penosa sopravvivenza. Una sopravvivenza in cui le relazioni interpersonali sono pura apparenza e, la vita individuale, priva di senso e significati, diviene funzione delle forze che governano la società di massa. La sfera individuale si riduce all'ambito fittizio del consumo, dell’anarchia etica e dell’assenza di valori. La condizione umana  diviene così quella dell'alienazione, della solitudine individuale e della sola produzione di risorse energetiche; una disumanizzazione del vivere e dei rapporti sociali che diviene terreno su cui nasce la patologia.

Se Freud scriveva sul principio del piacere e Nietzsche sulla volontà di potenza, Frankl formulava, nei primi del novecento, il concetto di una  volontà di significato nell’uomo; il desiderio di trovare un senso, uno scopo per la propria vita, inteso come un futuro migliore (autotrascendenza) che lo aiuti a superare dei “presenti” difficili o drammatici.

L’approccio psicoterapeutico  teorizzato da Viktor Frankl pone, come fine principale, la riscoperta del significato (logos) dell'esistenza dell'essere umano. La logoterapia si può, inizialmente, sintetizzare in tre punti:

  1. si fonda su una teoria antropologica esistenzialistica;
  2. non ha una propria nosografia psicopatologica  complessiva, pur avendo introdotto il concetto di nevrosi noogena.
  3. utilizza una nuova tecnica : l'intenzione paradossale.

 

Dal punto di vista dell’impianto teorico,  la logoterapia, inizialmente chiamata analisi esistenziale, è definibile come una corrente dell'esistenzialismo della quale condivide il concetto di autodeterminazione: sono riconosciuti i condizionamenti sociali e le predisposizioni genetiche, ma viene enfatizzata la possibilità dell'individuo  di affrontare propositivamente  i diversi elementi predisponenti una psicopatologia.  L’uomo è libero di assumere un atteggiamento proprio nei confronti di qualunque condizionamento o situazione. È questa libertà che lo rende capace di autodistanziarsi, come nell’atto eroico o, più semplicemente nell’umorismo che realizza un distacco di giudizio rispetto alle situazioni, alle persone e a se stessi. Infine, per Frankl, l'uomo è un Esser-Ci, è un Essere-per-la-morte; da qui deriva la fondamentale importanza della ricerca di Senso. La logoterapia teorizza l'unicità della persona umana e l'unicità del Senso: caratteristica di ogni uomo è la sua unicità e irripetibilità; egli è chiamato a realizzare un Senso unico, che può trovare solo in se stesso. Il Senso, il logos va quindi scoperto individualmente attraverso una continua sperimentazione e comportamenti mirati a degli scopi.

Come abbiamo già scritto, la logoterapia non ha prodotto, a oggi, una mappatura esaustiva delle patologie psicologiche in chiave logoterapeutica. Ha però apportato un contributo originale introducendo la categoria di “nevrosi noogena”, una nevrosi legata ad un vissuto di vuoto esistenziale e il concetto “nevrosi di massa”. Le principali tecniche mutuate dal modello logoterapico sono “l'intenzione paradossale” (ovvero l'ampliamento del sintomo finalizzato all'autodistanziamento) e la “dereflessione” cioè L’eliminazione deel’iperattenzione su di sé, per sottolineare altri aspetti, in particolare quelli positivi.

 

 

Da Viktor Frank a una visione moderna dell’esistenzialismo

 

I fondamenti teorici  e il concetto frankliano di autotrascendenza hanno bisogno di essere rivisitati alla luce della grande modificazione socio-culturale avvenuta dai tempi dei lager nazisti agli attuali. Viviamo, oggi, in sistemi sociali caotici, superficiali, sovrastimolanti a causa del bombardamento d’informazioni che si configurano in una quantità d’input ingestibile per il nostro cervello e che rende difficile mantenere un’omeostasi psicologica. Attualmente, oltre che cercare un senso all’esistenza, pensiamo che l’uomo abbia bisogno di dare molti piccoli significati nel “qui ed ora”; nella sua quotidianità, divisa in segmenti temporali che rischiano di scorrere vuoti aprendo lo sguardo alla voragine delle patologie. Ogni momento è esistenza; ogni momento necessità di una volontà di significato e infine, ogni momento può essere nostro o perdersi nel nulla, portando al fallimento un’intera vita.

La povertà tecnica, inoltre, dell’approccio logoterapico richiede lo sviluppo di una prassi che permetta di affrontare efficacemente le diverse psicopatologie che si presentano allo psicoterapeuta.

Sul piano teorico, alcuni allievi di Frankl, appartenenti all’associazione GLE International sono andati oltre alla sola ricerca di un senso alla vita ed hanno postulato delle esigenze dell’individuo che essi definiscono: Motivazioni Fondamentali dell’Esistenza. Ben poco hanno aggiunto alla prassi terapeutica che resta fondata su un dialogo biografico senza l’utilizzo delle più moderne strategie comunicazionali o eclettiche.

 

 

23/02/2013 commenti (0)

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