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COMUNICAZIONE ED ESISTENZA

COMUNICAZIONE ED ESISTENZA -  lezioni di chitarra classica
             La comunicazione è uno strumento necessario alla formazione di una società.
Un gruppo di soggetti diventa gruppo sociale e da’ vita ad una società, quando interagisce con scopi fondamentali comuni....
             LA  COMUNICAZIONE, PER UNA PEDAGOGIA E UNA PSICOTERAPIA DELL'ESISTENZA
dI LUCIO DEMETRIO REGAZZO
Versione in lingua Ceca di Jerome Yanusek





La comunicazione è uno strumento necessario alla formazione di una società.
Un gruppo di soggetti diventa gruppo sociale e da’ vita ad una società, quando  interagisce con scopi fondamentali comuni e con la condivisione di una serie di valori, credenze ed atteggiamenti.
Ma non c’è possibilità di interazione ideativa senza la facoltà di utilizzare un codice comune , conosciuto da tutti i membri del gruppo e in grado di permettere il passaggio di informazioni e di garantirne la sopravvivenza negli inevitabili scambi generazionali. Questo codice è stato definito linguaggio. Linguaggio parlato o scritto, linguaggio comportamentale, linguaggio corporeo:  queste tre categorie di espressione sono necessarie perché si realizzi una comunicazione.
Vi è però un altro prerequisito necessario al processo comunicazionale; è l’interscambio, la retroazione; è indispensabile cioè che non vi sia un soggetto (o più) attivo -il trasmittente- e un’altro (o più) passivo -il ricevente. Tutti gli individui coinvolti devono essere attivi,
nel contempo trasmittenti e riceventi. Infatti la comunicazione si realizza come scambio reciproco di significati.
Si ha quindi una vera comunicazione quando sono compresenti due fattori:
1 - capacità di utilizzare un linguaggio reciprocamente comprensibile;
2 - posizione attiva di tutti coloro che partecipano alla situazione.

Vedremo più avanti come sia molto difficile osservare la presenza di questi due semplici elementi in numerosi processi impropriamente definiti comunicativi.

La comunicazione, oltre che rendere possibile la formazione di una società, permette la trasmissione e la modificazione della cultura, le modalità di funzionamento del gruppo e il controllo della comunità.
E’ ormai accertato, attraverso  numerose ricerche, il rapporto diretto che esiste tra le categorie di messaggi inviate ai giovani ed il loro orientamento comportamentale ed esistenziale. I più autorevoli studiosi di linguistica sostengono addirittura un legame di causa effetto fra i messaggi ricevuti e il modo di rappresentarsi il mondo, di percepire ed elaborare la realtà. Un banale esempio: gli arabi usano seimila parole per denominare il cammello o attività e caratteristiche dello stesso; le culture occidentali ne utilizzano due o tre (Thomas e Mounin). E’ evidente che per gli arabi l’animale costituisce l’oggetto di molti messaggi ed è un fulcro per la loro vita sociale. E’ anche evidente che gli arabi hanno una percezione e danno un’importanza al cammello ben diversa dagli occidentali.

Da questo semplice esempio si può passare ad altri che riguardano atteggiamenti, idee e concetti, oltre che parole; questi, pur essendo più complessi ed articolati della semplice parola, una volta trasmessi da fonti ritenute autorevoli, hanno la potenzialità di incidere profondamente nella visione di mondo del soggetto e di influenzarne il comportamento.

Trasmissione, modificazione e controllo sono quindi i poteri intrinseci alla comunicazione; ed è la considerazione di questi grandi poteri che ci stimola a verificare il funzionamento della comunicazione nella società e a studiare il rapporto tra essa e il disagio giovanile, ormai esploso in molti gruppi sociali.

Questa verifica ci porta ad alcune considerazioni:

a)  la comunicazione all’interno della famiglia sta scomparendo. Con essa scompare l’unica fonte di trasmissione generazionale che assicurava, attraverso uno scambio -a volte uno scontro- con i giovani , il passaggio immediato e dialettico di valori fondamentali  della società e il controllo genitoriale sulle modificazioni dei valori stessi. La mancanza di questa forma di comunicazione lascia un vuoto pericoloso e non perché i valori debbano essere difesi come verità perpetue e certe; è fisiologico che vi sia un loro adattamento che corre parallelamente ai nuovi bisogni della società. Il vuoto, riempibile in qualsiasi modo, costituisce un problema perché manca del filtro di una comunicazione familiare il cui scopo non è quello di impedire i cambiamenti, ma di sottoporli a un processo dialettico.

Ci si può chiedere come mai assistiamo alla scomparsa dei processi comunicativi familiari; una analisi, anche superficiale, evidenzia immediatamente alcuni motivi.

Il linguaggio familiare svanisce rapidamente per una probabile serie di fattori che hanno modificato la struttura delle società anche a livello extraoccidentale:
1 - da due, tre secoli le civiltà occidentali hanno assunto l’obiettivo principale di sviluppare tecnologia e di mettere a disposizione dell’uomo mezzi meccanici potenti e di conseguenza una grande energia pro-capite (denaro, beni, strumenti e altro);
2 - da cento anni circa e soprattutto nell’ultimo decennio, altre civiltà stanno aderendo al modello occidentale;
3 - così, come afferma Leslie Wite, dopo la rivoluzione industriale, gran parte delle culture mondiali si propone come scopi primari la produzione di mezzi meccanici potenti e il prolungamento della vita umana;
4 – tutto questo avviene a scapito di altri obiettivi, quali: l’elaborazione di un sistema filosofico che riduca le conseguenze psicologiche della rivoluzione tecnologica; l’interesse per l’ambiente; l’organizzazione e il potenziamento della funzione sociale della famiglia.

Questi quattro elementi hanno trasformato il modello di famiglia estesa (associata) che è divenuta ristretta (coniugale). Ovviamente, minore è il numero dei membri di un gruppo familiare, minori sono le probabilità di un interscambio di messaggi. Inoltre i genitori (gli adulti) delle famiglie ristrette sono impiegati nell’obiettivo sociale di produrre energia economica e sono normalmente assenti dal nucleo abitativo. E’ la famiglia stessa che, da un punto di vista funzionale, scompare. Scompare addirittura sotto il livello di nucleo ristretto. Ad esempio, in Italia aumentano i singles, le coppie senza figli, famiglie con tutti gli adulti che lavorano.
Si può in definitiva dire che la comunicazione familiare sparisce perchè è sparita la stessa funzione sociale della famiglia.

a) la comunicazione nei gruppi giovanili spontanei perde sempre più finalità di discussione politica,filosofica, di ricerca di valori esistenziali, di progettualità per un proseguo e un significato della vita. I giovani utilizzano un linguaggio che si identifica con quello dei Media e ne veicola gli obiettivi immiseriti, o -viceversa- utilizzano un linguaggio che si oppone alla cultura attuale con modi estremi, distruttivi e privi di progettualità: sono esplosioni, actings-out più che sequenze comportamentali e linguistiche volte ad uno scopo esistenziale.
Sono due forme estreme che i giovani utilizzano per riempire un vuoto di significato. Con la prima, si appropriano della realtà del futile, del simbolo di status e contemporaneamente degli scopi poco significativi del mondo degli adulti. Così si sentono parte di questo mondo e l’appartenenza concede loro l’illusione di una futura esistenza piena di significato. Con la seconda, il significato esistenziale è ottenuto esasperando le differenze. Prevale un pensiero del tipo: ‘’non sono come loro, quindi sono migliore di loro; la mia vita è diversa, quindi è una vita migliore, significativa’’.E’ la ricerca di una identità propria attraverso la negazione dell’identità altrui.

c) la scuola e i media gestiscono oggi gran parte della comunicazione; infatti, come abbiamo poc’anzi detto, le civiltà hanno delegato a queste istituzioni il compito di garantire la conservazione della tradizione scientifica e culturale , nonchè quello di guidare le modificazioni di elementi della cultura e influenzare il funzionamento di un popolo. Purtroppo, conservazione e modificazione seguono leggi di mercato, di produzione d’energia, piuttosto che orientarsi verso il benessere psicologico e il rispetto dell’individuo. Ecco che bisogni importanti vengono subordinati a priorità economiche e i soggetti più deboli sono esclusi dalla piena dignità di persona e  dalla possibilità di costruirsi una vita informata dall’eguaglianza.

d) la scuola mantiene alcune caratteristiche perchè al suo interno si sviluppi un processo comunicativo:
-agli insegnanti viene riconosciuto un bagaglio di conoscenze superiori
-i giovani  possono partecipare allo scambio di messaggi (posizione attiva)
E’ anche vero, in contrapposizione, che:
-non vi è fra insegnante e allievo un legame affettivo parentale;
-i giovani devono perseguire risultati scolastici perciò hanno l’obbligo di adeguarsi   alle linee ideologiche proposte dalla scuola . Queste contengono ormai  ‘valori’ quali: competizione, efficienza, risultato; mentre viene tralasciata una pedagogia dell’esistenza .
Le ultime due caratteristiche : legame affettivo carente ; necessità del giovane di adeguarsi alle imposizioni scolastiche, provocano uno sbilanciamento nel processo comunicativo. L’insegnante è in posizione one-up, l’allievo è in posizione one-down. Non vi è scambio alla pari e più che parlare di comunicazione si può parlare di para-comunicazione, dove la capacità di influenzamento non è posta in entrambi i poli con eguale forza.
E’ necessario anche sottolineare che nella scuola si trasmettono conoscenze e abilità tecniche ma non c’è una vera pedagogia dell’esistenza. Una ricerca del ‘94 (Regazzo e coll.) che verificava se gli insegnanti avevano le conoscenze necessarie per educare i giovani su un tema esistenziale fondante (morte) ha avuto un risultato straordinariamente negativo: 7 insegnanti su 239 testati , possedevano queste conoscenze. Non è certo una scuola come questa che può aiutare i giovani ad orientarsi nella vita e a trovare valori che la guidino. Una simile scuola può solo perpetuare la formazione di giovani produttori di energia economica, tecnologia, conoscenze.

e) I Media sono i sistemi che oggi detengono il monopolio dell’informazione e della formazione dei giovani. Anzitutto perchè riempiono uno spazio lasciato vuoto, in secondo luogo perchè da parte dei Media vi è:
- interferenza, e nei casi peggiori, annullamento dei pochi messaggi educativi del sistema familiare e del sistema para-comunicazionale scolastico;
- onnipresenza ed invasività di messaggi modificatori e induttori di abitudini, atteggiamenti e valori, soprattutto da parte delle TV;
- utilizzazione di messaggi subliminali e analogici veicolati da rappresentazioni visive ed uditive con potere suggestivo (top-models magrissime, uomini di successo che fanno identificare il successo stesso con simboli di status);
- insistenza seduttiva su fatti scabrosi, al di fuori della follia ‘normale’: questo ottiene l’effetto di assicurarsi audience, oscurando altre fonti comunicazionali ma propone modelli - pur negativi - che spesso vengono imitati.

S. Acquaviva, autorevole sociologo contemporaneo, commentava così il recente attentato alle Olimpiadi di Atlanta:
‘’Gli attentati? Si tratta di propaganda armata di un evento che coinvolge l’intero pianeta. Come hanno reagito i mezzi di informazione di massa? Si sono precipitati sull’evento, per scrivere, per parlare, per inviare immagini, le più atroci possibili. I contenuti? Le consuete immagini di morti e feriti, di disperazione, le solite condanne.
Intanto le immagini si moltiplicano, si diffondono. Veramente l’ingenuità dei giornalisti e dei mezzi di informazione di massa rasenta l’incredibile. E noi che faremo nei prossimi giorni? Continueremo a contemplare immagini.
Forse è tempo di predicare una strategia contro la propaganda armata ...............perchè sapranno che la risposta sarà soltanto il silenzio’’. (Trascritto con omissis da un articolo di S. Acquaviva, Gazzettino 26 luglio 1996)
Acquaviva definisce ingenua propaganda di disvalori un certo tipo di informazione. ma è veramente solo un certo tipo di informazione e solo ingenuità? Forse è più corretto affermare che la maggior parte dell’informazione dei mass-media, dei loro programmi, delle loro offerte di resoconti o films, è propaganda di disvalori.
Citiamo ad esempio alcuni titoli di giornali diffusi, titoli che occupavano le pagine centrali e che riteniamo connessi ad alcune psicopatologie che stanno aumentando.
A caccia di anoressiche per le riviste di moda; La dieta tra i banchi di scuola, 40% di ragazze col mito di piacere; Si uccide a 16 anni: sono grassa; Ecco il falso grasso per combattere l’eccesso di calorie.
(Disturbi del comportamento alimentare).
Ragazzi modello tranne il sabato, lo sballo solo nei week-end; Due Kg. di cannabis al parco tutte le sere; Ospiti in villa con cocaina; Impressionante 207 arresti per droga; Spaccio, controlli a tappeto
(Tossicodipendenze)
Cittadini qualsiasi a casa, pedofili all’estero; Internet, 400 Hotel per lo sfruttamento sessuale dei minori; Prostituta a soli 15 anni; Castrazione chimica per stupratori; In Giappone tra le giovani è di moda il telefono hard; Pedofili, sesto arresto; Violentò 8 bimbi 850 volte; Pedofili tedeschi 300.000 abusi; Italia contro il turismo sessuale.
(Crimini sessuali)
Questi titoli giornalistici diventano contemporaneamente temi di approfondimento televisivo su trasmissioni che amplificano ulteriormente i messaggi. A tal proposito, sottolineiamo che il 97% dei bambini italiani in età scolare guarda la TV, lo 88% lo fa tutti i giorni e il 23% segue i programmi per oltre 4 ore. Se consideriamo poi i preadolescenti, le percentuali aumentano ancora.

In una piccola indagine che abbiamo svolto sulle programmazioni di films nelle sei reti nazionali italiane, in periodo non scolastico e in orario compreso tra le 14 e le 20,50 (periodo di massima audience per bambini e giovani), sono emersi i seguenti dati: in una settimana c’erano 42 films in programma; il 38% ammetteva un pubblico di bambini; il 58% consigliava la visione ad adulti; il 5% conteneva scene particolarmente violente o scabrose.

Va infine indicato che definire , come tutti ormai definiamo, comunicazione l’insieme di parole e immagini che i Media inviano, significa distorcere il concetto riassunto dalla parola comunicazione. Difatti non vi è influenzamento reciproco nel processo bensì un emittente (Media) che influenza un ricevente passivo (asscoltatore), posto nella condizione di non poter interagire.

Sottolineiamo ancora che i Media utilizzano categorie di messaggi ispirate alla ricchezza, alla bellezza, al prestigio, al potere. Forse essi riflettono una cultura sempre più povera di valori e probabilmente non sono i Media stessi che ne hanno determinato l’impoverimento, ma essi non contribuiscono certo ad arricchirla ,proponendo modelli positivi. E, visto il potere di influenzamento che hanno,  fanno precipitare ancor più in un baratro di miseria esistenziale le nostre civiltà occidentali.

I giovani, stretti nella morsa di questi messaggi e del bisogno di darsi progettualità e significato di vita, possono cadere in un profondo disagio psicologico.
Per essere come gli altri o rispettati dagli altri, è necessario adeguarsi alla idolatria per il potere e i simboli di status; ma per trovare se stessi è necessario guardare a traguardi che diano un senso all’esistenza (trovare valori positivi). Questo può renderli drammaticamente diversi ed esclusi.

Il sistema educativo sociale e scolare, il mondo degli adulti, di quelli che hanno il controllo di strumenti così potenti come la TV o i giornali, possono aiutare i giovani ad uscire del vicolo cieco se decidono di seguire una logica dell’educazione più che una logica di mercato.
C’è il bisogno che una sana pedagogia dell’esistenza diventi la categoria principale dei messaggi inviati dagli adulti ai giovani.
Allora il nostro invito agli insegnanti, agli educatori, ai managers dell’informazione, è quello di operare verso un obiettivo comune che è quello di armonizzare maggiormente i bisogni tecnologici ed economici della società con i bisogni spirituali dei giovani. E il nostro suggerimento è quello di tenere presente che ‘’i bambini di oggi avranno forse bisogno di essere poliglotti, esperti di informatica e cibernetica, oltre che di conoscenze più tradizionali, per poter sopravvivere adulti domani; ma per vivere, superando la semplice sopravvivenza, hanno certamente bisogno di essere accompagnati verso una comprensione del senso dell’esistenza. Perciò è necessario promuovere un modello educativo che contenga una chiara pedagogia esistenziale. Il procedere dell’uomo non è fatto solo di bella calligrafia, addizioni, poliglottismo, o altri saperi, ma si snoda su fenomeni che richiedono sensibilità e consapevolezza su tematiche esistenziali ben più importanti di quelle tecniche, quali: il rispetto della vita, della differenza, della debolezza; l’accettazione della sofferenza; la ricerca di un senso al proprio fare; il dispiegarsi verso l’altro e verso l’amore; l’accordarsi con la temporalità che segmenta il vivere umano. Frankl diceva che per apprezzare ed amare la vita è necessario accettarne i limiti temporali; considerazione difficilmente confutabile che permette tuttavia di essere ampliata dalla riflessione che il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente, senza che questa venga interrotta o deviata da qualsivoglia forma di violenza, passa attraverso la conquista dell’amore per la propria vita’’ (Regazzo, in “Adulti che tacciono”,1995).

©Piovan editore, Abano Terme

Relazione a Congresso internazionale di Praga - Repubblica Ceca, ottobre 1996, pubblicato come dispense per docenze all’Università di Praga, Facoltà di Psicologia.



09/02/2012 commenti (0)

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